Strettamente collegato al concetto di riabilitazione c’è la definizione di “recovery”, termine che potrebbe essere tradotto in italiano con “guarigione” ma che non esprime pienamente il significato di riprendersi, di ristabilirsi, di ritorno, di recupero. In tal senso, tuttavia, può esprimere un ottimismo nosologico, implicando per molte condizioni mediche una “cure”, parola inglese che si avvicina al concetto di “prendersi cura”, oltre che di “curare”. La difficoltà e la criticità di tale concetto è rappresentato anche dall’intromissione e dalla interpretazione di alcuni “circoli” psichiatrici che hanno dirottato il significato originario “anglosassone” verso una più comoda e speculativa descrizione.  La definizione di recovery più diffusa in ambito scientifico è quella di Anthony che definisce il recovery come “…un processo unico, profondamente individuale di cambiamento delle attitudini, dei valori dei sentimenti, degli obiettivi e dei ruoli di ciascuno. È un modo di vivere la propria vita con soddisfazione, con speranza e costruttiva, anche con i limiti causati dalla malattia. Il recovery riguarda lo sviluppo di nuovo significato e di nuovi scopi nella propria vita al di là degli effetti catastrofici della propria malattia”. Mentre la disabilità rappresenta il punto da cui partiamo il recovery è la nostra destinazione e la riabilitazione è la strada che percorriamo. Il recovery può rappresentare una remissione prolungata dei sintomi che costituiscono la diagnosi, con il coinvolgimento a tempo pieno o parziale in una attività che presuppone un ruolo fondamentale – come il lavoro o la scuola.